In Viaggio con la Dea

 
Nei giorni scorsi, sono stata affascinata dalla lettura di un recente testo di antropologia che a seguito delle ultime scoperte, scardina concetti e credenze che per lungo tempo hanno condizionato il nostro sapere sulle origini dell’essere umano, della donna in particolare e della sua evoluzione.

Questa lettura mi ha fatto riflettere, ancora una volta, su quanto nuove informazioni ridisegnano il sapere e offrono la possibilità di ri-scrivere la storia.

Nel macro come nel micro anche la nostra storia personale può essere reinterpretata e riscritta, dando nuovo valore alle nostre esperienze nel momento in cui ci prendiamo la responsabilità della nostra vita e sospendiamo la delega del nostro benessere e/o malessere ad altri.

Proveniamo da secoli di tradizioni culturali, religiose, sociali, politiche e familiari pregni di falsi miti e credenze che tutt’ora condizionano l’idea di femminilità, di chi è una donna, una madre, una compagna, un’amica.

 

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È sottile il condizionamento culturale che vede la donna dal Neolitico ad oggi, come “colei che principalmente si occupa della famiglia” e anche se apparentemente ci sganciamo da questo ruolo, diventiamo preda dei sensi di colpa se non riusciamo ad adempiere a tutti i compiti che riteniamo consciamente o inconsciamente appannaggio della donna.

 

In realtà, lo studio del genoma umano ci mostra come dal Neolitico, la donna non era stanziale e non aspettava nella caverna il ritorno dell’uomo cacciatore.

 

Erano le donne le vere viaggiatrici, perché praticando l’esogamia, cercavano uomini al di fuori delle loro tribù e ciò le spingeva a trasferirsi anche a enormi distanze.
 

Le donne diventavano così ambasciatrici culturali portando con sé tradizioni, saperi e culti; favorendo il mescolarsi di culture, di informazioni tecnologiche e saperi.

 

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Il nomadismo, dalla Siberia ai Pirenei, non prevedendo l’uso della scrittura, trasferiva le conoscenze tramite la pratica del tatuaggio e prima ancora della scarificazione: forme d’arte, di tradizione femminile, riconosciute ed associate a grandi poteri e conoscenze magiche e sciamaniche, politiche e militari. Si anche le donne erano guerriere valorose al pari degli uomini.

 

Archeologia, antropologia, mitologia, simbologia, tradizioni e pratiche si intrecciano a nuove conoscenze e tecniche e ci arricchiscono di nuove importanti scoperte.

 

Molti studi recenti sottolineano la mancanza di tracce evidenti di matriarcato bensì di consuetudini di egualitarismo fra uomini e donne come stile diffuso nella maggior parte delle popolazioni europee, fra cui i Celti, i Cimbri e i Germani.

 

Anche fra gli Sciiti, i Saka e i Sarmati, popolazioni nomadi tatuate che si spostavano fra l’Ucraina e le steppe siberiane, cinesi e mongole.

 

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Le popolazioni egualitarie, erano composte da uomini e donne liberi che vivevano a stretto contatto con la natura e che ricevevano da essa il necessario per vivere e la sapienza per coltivare la dimensione spirituale.

Nella nostra epoca la grandezza del femminile è spesso offuscata dalle logiche di profitto e di mercato, che hanno perlopiù enfatizzato solo un aspetto estetico e spesso stereotipato, contribuendo ad un impoverimento culturale, privando la collettività dei valori fondamentali del femminile.

Dimensione che ha snaturato anche la relazione profonda e sacra tra le donne con le donne e tra le donne e gli uomini.

Da un punto di vista etimologico il termine sacro deriva dal latino sacer, “consacrato” e/o “maledetto”, e/o “separato”, “ciò che è connesso al culto della divinità”: indica ciò che è stato dichiarato intoccabile, la cui violazione contamina ciò che è stato toccato e colui che lo tocca.

 

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Per altri versi possiamo riferirci al sacro come a un insieme di credenze, pratiche, riti e valori produttori di senso condivisi in una collettività, ma non organizzati in istituzioni religiose; ancora più profondamente il sacro è un valore basilare e trascendente dell’essenza della Coscienza, non comprensibile intellettualmente.

Mentre alcuni aspetti del sacro supportano la sacralità del femminile, che nel tempo tende a svuotarsi di questa sua potenza arcaica, la religione tende a determinare i ruoli e la posizione esistenziale della donna che sarà diversa nei diversi indirizzi religiosi.

Il bigottismo religioso che ha operato per secoli ha separato nettamente la religione dal sacro e relegato in due spazi separati l’atto procreativo e l’atto erotico che sono psicologicamente e biologicamente connessi.

 
Dove per procreativo non ha solo un significato di concepimento di una nuova vita ma di incontro di due energie che insieme trascendono e si trasformano in energia divina foriera di mutamento, di nuova linfa, di tutto ciò che una profonda spiritualità può custodire, nutrire, far evolvere: l’unione tra il Maschile e il Femminile Sacro.
 

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Inoltre il pensiero prevalentemente positivistico che ha caratterizzato la nostra cultura non ha avuto alcun interesse verso il sacro, manifestando una posizione di opposizione e di discredito e di totale disattenzione correlata al processo di secolarizzazione.
 
Assumersi la responsabilità della propria storia ha il valore di riscoprire la dimensione sacra che abita in ognuno di noi. Riconoscimento e rispetto del proprio corpo , del suo linguaggio, della sua memoria “tatuata” sulla pelle, visibile o invisibile che sia.

Rispetto della propria anima. Essere pienamente ciò che siamo, nella nostra unica essenza di donne in cammino, in sintonia con la meravigliosa potenzialità della ciclicità che ci accomuna.

È l’invito a un viaggio nella ricerca del profondo, dove ogni condizionamento può essere riconosciuto e trasformato, ogni credenza cambiata, dove le informazioni possono essere riscritte di nuovi significati.

 

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Se questo cammino di ricerca ti appassiona, sei invitata al ritiro In Viaggio con la Dea: un seminario intensivo di 5 giorni dedicato alle donne di tutte le età e provenienza per riscoprire la sacralità dei gesti quotidiani, liberarci da tutti i pesi che non ci appartengono, esplorare le pratiche ancestrali che ci sono state tramandate, vivere i rituali di passaggio del poliedrico ricco universo femminile.

Saranno cinque giorni immersi nella natura in uno spazio protetto, dove le donne de La Città della Luce metteranno a disposizione le loro esperienze, studi, saperi con tutte coloro che vorranno unirsi in questa esperienza del sacro femminile.

 

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Articolo a cura di Tulsi Serena Baroni

 

Bibliografia:

Mircea Eliade, Sciamanesimo. Ed Feltrinelli
Marija Gimbutus, Il Linguaggio della Dea. Ed. Venezia
Michela Zucca. I Tatuaggi della Dea. Ed. Venezia
Lars Krutak, The Tatooing Arts of Tribal Women. Einaudi

 

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