Il Maschile Sacro

 

Per comprendere il profondo significato dell’energia Maschile la cosa migliore da fare è non fermarsi davanti alle apparenze e alle strutture di una cultura e società maschilista e patriarcale, nella quale il Maschile è associato a violenza, concorrenza, aggressività, competizione, guerra, conquista, la legge del più forte, bensì andare alle radici archetipiche dell’energia maschile.

In primo luogo infatti il Maschile nasce come aspetto complementare del Femminile nel meccanismo biologico della riproduzione sessuata: la Vita, che inizialmente riguardava organismi asessuati che si riproducevano per duplicazione (mitosi) e potevano evolvere solo grazie a mutazioni, compie un importante passaggio evolutivo quando inizia a riunire due parti diverse e complementari (gamete maschile e gamete femminile) in un nuovo patrimonio genetico e si apre a una grande diversificazione grazie alla ricombinazione genetica.

Laddove il Femminile seleziona e prepara l’ovulo, che poi accoglie, nutre e sostiene la Vita, il Maschile agisce da elemento attivatore, fecondante attraverso l’azione dello spermatozoo, che deve darsi parecchio da fare per risalire la tuba di Falloppio, oltre a vincere quella che i biologi definiscono competizione spermatica (e che in qualche modo rappresenta un livello archetipico di competizione tipicamente maschile); secondo altri biologi, oltre alla competizione ci sarebbe anche un meccanismo di solidarietà spermatica, ovvero alcuni spermatozoi si sacrificano, aiutano, spingono altri spermatozoi più agili e forti per assicurare il successo nella fecondazione.

In maniera più azzardata, seguendo la teoria della panspermia, ovvero l’ipotesi che la vita sia arrivata sulla Terra grazie a delle comete ghiacciate contenenti organismi alieni (adattatisi poi alle nuove condizioni ambientali), potremmo individuare anche in questa dinamica un parallelismo tra il Femminile/Madre, Terra/ovulo ricettivo e pronto a essere fecondato e il Maschile/Padre, Cielo/spermatozoo che viaggia nello spazio sconosciuto alla ricerca di un terreno fertile dove apportare il suo contributo vitale.

A livello archetipico e mitologico, l’associazione tra il Cielo e il Maschile si ritrova chiaramente in molti miti cosmogonici ed in particolare in quello della cultura greca: Gea (la Terra, divinità legata al Femminile Sacro) generò per partenogenesi Urano (il Cielo), perché la proteggesse e la fecondasse, rendendolo in questo modo il primo maschio, il primo figlio, il primo marito e il primo padre.

Per mantenere questo primato e la sua unicità, Urano non accoglieva i figli generati con Gea (i Titani e le Titanidi), condannandoli alle profondità del ventre di Madre Terra: fu Saturno/Crono a seguire le indicazioni della madre e ad evirare il padre, compiendo un gesto simbolico di grande importanza, ovvero l’atto di sfida del Figlio contro il Padre (altro passaggio fondamentale nell’evoluzione del Maschile) e la vittoria attraverso la privazione del potere fallico.

A sua volta anche Saturno divenne un Dio padre severo e implacabile verso i propri figli, che divorava in prima persona per impedire che uno di loro, come profetizzato, prendesse il suo posto: fu Zeus/Giove a sfuggire alla sorte occorsa ai suoi fratelli e sorelle e in seguito a liberarli per muovere guerra al proprio padre Saturno.

Sia in Urano che in Saturno quindi troviamo una divinità maschile che si contraddistingue per forza, severità, imposizione delle proprie regole, e se anche Zeus/Giove mostra tratti più benevoli, di certo era nota anche la sua mitologica ira: le sue potenti folgori fulminavano soprattutto chi mancava di rispetto alle divinità, peccando di ybris (la superbia dell’uomo che si crede più grande di un dio).


 

Anche il Dio “maschio” della cultura ebraico-cristiana si conforma a questo tipo di modello, ovvero si distingue per forza, potenza e magnificenza, premia con generosità chi gli è devoto, punisce severamente chi non rispetta i suoi comandamenti, mette anche a dura prova i suoi fedeli (si veda la vicenda di Giobbe); in aggiunta vede aumentarsi a dismisura la distanza tra il Divino e l’umano, che non può nemmeno pronunciare il nome di Dio.

Se infatti gli dèì dell’Olimpo vivevano sulla cima di un monte altissimo ma frequentavano spesso e volentieri le vicende umane, il Dio ebraico vive “nel più alto dei cieli” e non entra in contatto con le sue creature, si manifesta attraverso segni (come il roveto ardente per Mosè) e mai direttamente, non è possibile vederlo o farne esperienza diretta.

E così come Dio si avvolge di mistero per mantenere il suo potere assoluto, altrettanto si svela e manifesta apertamente nell'associazione con il Sole, simbolo per eccellenza di splendore, forza, calore, vita, il grande Padre e il grande Maschile che si erge nel cielo (l'elevazione verso l'alto è un principio maschile): Ra, Helios, Apollo, Freyr, Surya, e molti altri dèi solari sono figure positive, che permettono e sostengono la vita.

Contrapposto alla Luna (simbolo del Femminile, della ciclicità, dell'energia notturna, emozionale, rilassante), il Sole come principio Maschile rappresenta anche l'azione, dona la luce per vedere, permette il viaggio, l'esplorazione, l'avventura, la caccia, la visione, e alto nel cielo diventa simbolo di sovranità, una presenza forte, certa, indubitabile, un punto fermo e sicuro: sono queste le qualità migliori che possiamo riconoscere nel Maschile Sacro.


 

Nella tradizione indiana, ad una trinità maschile (la Trimurti) composta dal Creatore Brahma, dal Distruttore Shiva e dal Conservatore Vishnu corrisponde una trinità femminile, la Maha Devi (Grande Dea) o Tridevi composta da Lakshmi, Saraswati e Parvati, ma per molti aspetti è Shiva la divinità che maggiormente può essere presa come archetipo del Maschile Sacro.

Secondo alcuni studiosi, il culto di Shiva risale alle più antiche civiltà della valle dell’Indo, quando veniva chiamato Pasupati (“signore degli animali”), così come è maggiormente accertato il suo collegamento con la divinità vedica Rudra (“l’urlatore”, o “colui che ruggisce”), un dio selvaggio, che vagava nelle terre più aspre e comandava gli animali selvatici, il cui nome era temuto: Shiva, ovvero “il benefico, favorevole, propizio” sarebbe l’appellativo usato per ingraziarsi il favore del temibile e imprevedibile Rudra.

Nella figura di Shiva convergono anche tratti di Agni, il dio del Fuoco, e di Indra, il dio supremo della tradizione vedica, e probabilmente di molti altri dèi, vista la complessità della figura che ne risulta: il grande Distruttore cosmico ha infatti il potere di distruggere l’intero universo, ma è anche colui che ha inghiottito tutto il veleno presente nel mondo (e per questo ha annodato un serpente intorno alla gola, per non deglutire il veleno primordiale).

Considerato il primo degli asceti e il padre dello Yoga (il suo appellativo è Mahayogin, il Grande Yogin), alla meditazione e al silenzio del profondo raccoglimento alterna anche la danza sfrenata distruttrice e creatrice (nella forma di Shiva Nataraja, il danzatore cosmico), in cui nudo e primordiale suscita ardore, erotismo, desiderio e passione (Shiva è considerato anche il padre del Tantra).

Shiva rappresenta il principio maschile che governa sia la distruzione che la creazione, mette insieme il guerriero spirituale che attraverso la disciplina dello yoga arriva all’illuminazione e il danzatore sensuale che, associato anche all’elemento tamas, ovvero l’aspetto più materiale della realtà, cerca il piacere: adorato dai suoi devoti, Shiva è anche il dio che interviene, sempre pronto a soccorrere, aiutare, sostenere, risolvere i problemi.

Assieme alla sua compagna Shakti/Parvati forma la coppia cosmica, ancora una volta un'Unità formata da due principi opposti ma complementari, il Maschile e il Femminile, perfetto specchio archetipico della biologia nella sua forma sessuata: dentro ognuno di noi esiste un principio Maschile Sacro e un principio Femminile Sacro, la loro unione e complementarietà è il profondo miracolo che permette la vita stessa.
 

Per onorare, comprendere e attivare il nostro Maschile interiore, occorre un percorso, un Viaggio, un’iniziazione al Maschile, l’incontro e la sperimentazione della Forza, del Coraggio, del Potere, della Creazione, del senso di Responsabilità, della sana Aggressività, dello spirito di Avventura ed Esplorazione, della Saggezza, della Conoscenza, del Controllo: questi sono alcuni dei valori legati al Maschile Sacro, ben rappresentati dagli Archetipi del Sovrano, del Guerriero, dell’Orfano, del Cercatore, del Mago, del Saggio, del Distruttore.

E allo stesso tempo occorre lavorare sui condizionamenti del Maschile e con ancora maggiore attenzione sui lati Ombra del Maschile: laddove la forza diventa violenza, abuso, sopruso, imposizione, costrizione, o dove il potere e il controllo producono sfruttamento, disprezzo per la vita e i diritti umani, o dove gerarchia, separazione, esclusione, guerra e conquista producono sofferenza, non siamo certo di fronte al Maschile Sacro, bensì alla sua corruzione.

Alla Città della Luce lavoriamo da anni per ritrovare gli aspetti più luminosi e amorevoli del Maschile, perché ogni uomo possa ritrovare in sé il contatto profondo con il proprio Potere e con la propria Responsabilità, per essere uomini, figli, mariti, padri, professionisti, maestri, guide consapevoli e ispirati dalle più nobili aspirazioni: vi aspettiamo dal 12 al 15 Luglio a Trecastelli per un viaggio alla scoperta del Maschile Sacro, con la guida dei Maestri di Reiki e Counselor della Città della Luce. 

 

Articolo a cura di Sundara Simone Bongiovanni

 

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