Gli Orishà e l'Umbanda

«Da dove viene l’Umbanda, Mae Divina?».

«Ah», mi fa, ammiccando, prima di strizzare gli occhi con una smorfia. «Le origini dell’Umbanda si perdono, meu amigo (amico mio), si perdono nelle savane della costa degli schiavi e nella foresta amazzonica. Tal de (un tal) Ramos dice che il termine Umbanda deriva da Ki-mbanda, che sarebbe il grande sacertode presso i Bantù. Questi era contemporaneamente guaritore, indovino e mago.

Sempre esse tal de (questo tal) Ramos dice che originariamente, presso i Bantù, Umbanda stava a significare sia la conoscenza, sia le forze elementali, sia gli oggetti rituali. Per loro Umbanda infatti era:

1) L’arte, la scienza, la conoscenza di curare con metodi naturali e soprannaturali; di divinare lo sconosciuto consultando lo spirito dei morti; di indurre questi spiriti a influire sugli uomini e sulla natura.

2) Le forze elementali della natura che agiscono per la salute, la divinazione, l’influenza sugli spiriti.

3) Gli oggetti rituali, che si riteneva determinassero la connessione tra il mondo fisico e la dimensione spirituale.

«Io non so se questo signor Ramos dice le cose come stanno, io so che a nossa (la nostra) Umbanda viene da molto lontano e che, quando i negri sono stati portati qua con le catene, si sono portati appresso i loro orixás. Io so che con gli orixás han portato il loro cuore di esseri umani integri e la loro voglia di amare, celebrare la vita, essere felici.

 

 

«Qui, na nossa terra (nella nostra terra), gli orixàs si sono arricchiti nutrendosi del sangue, del sudore, della sofferenza dei nostri antenati. Hanno conosciuto la bestia che vive nell’uomo, hanno combattuto, hanno vinto grazie alla forza di Oxalà che, con la sua energia di luce, di amore, di carità, di compassione, di pazienza e di sopportazione, ha armato os nossos pretos velhos (i nostri vecchi negri).

«L’Umbanda nasce dalle tradizioni di un popolo che ha amato e sofferto come pochi altri nella storia dell’umanità; è per questo che l’Umbanda è amore, perché solo l’amore può uscire vincitore dalla lotta con la bestia che alberga nell’uomo.

«L’Umbanda vuole il tuo corpo, il tuo cuore, la tua mente. È una religione per chi ne ha bisogno, è una superstizione per chi non la comprende, è uno strumento di cura per chi sa usarlo, è una medicina globale che non si contrappone a nessun’altra medicina, ma che può mettere in condizione chi la pratica di guarire l’uomo dai suoi mali spirituali, psichici, emozionali e, a volte, anche fisici. È una via di realizzazione per chi sa scoprirne i profondi segreti.

«L’Umbanda è un trucco per aprire il tuo cuore all’esistenza e scoprire che, in profondità, la via è una sola. Umbanda è un contenitore che solo in apparenza si differenzia dal buddismo tantrico tibetano o dallo sciamanesimo degli indiani d’America o dalla visione taoista. Il contenuto che li unifica è la conoscenza dell’esistenza di ciò che è fuori attraverso l’esperienza della profondità interiore, la conoscenza di sé attraverso l’esperienza dell’immersione profonda nella natura alla quale apparteniamo. La porta per entrare nella danza dell’esistenza è rappresentata dal transe».

 
 

[...]

«Io dico che quando tu sei in transe, non resisti alla vita, dici sì all’esistenza e sei in armonia con il tutto, quel tutto che siamo abituati a chiamare Dio. Quando sei in transe e non resisti alla vita, fai esperienza dell’esistenza in modo diretto e puoi più facilmente comprendere la natura dell’esistenza e delle sue leggi fondamentali».

[…]

Sulle origini dell’Umbanda...

«I negri non sono un popolo, sono tanti popoli. Quando sono stati strappati dalla loro terra, hanno portato qui in Brasile i vari rituali delle loro nazioni di origine. Oltre ai Bantù, c’erano i Nago, i Keto, i Gege, gli Angola. Tutti, contrariamente a quanto la chiesa cattolica ha fatto credere, erano monoteisti, adoravano un Dio unico.

I Nago, ad esempio, chiamavano il loro Dio Olorum, da “o-mi-orun”, colui che possiede l’orun, l’aldilà. Per altri il Dio unico era Zamby o Zambyapongi… La tradizione Nago, la cui origine è controversa, fu ad ogni modo quella che più di ogni altra si diffuse tra la popolazione negra del Brasile. Questa tradizione conferì ai culti afrobrasiliani la concezione sacra del quotidiano arricchendoli con i suoi orixás.

Gli orixás, considerati come gli emissari di Olorum, sono le “divinità” che popolano l’orun. E non fare confusione, l’orun non è affatto un luogo fisico, non è i paradiso di voi cristiani. È lo spazio preternaturale, è l’universo parallelo allo aiyé, o mondo reale. Ogni individuo, ogni albero, ogni animale, ogni cosa ha il suo doppio spirituale nell’orun. Allo stesso modo, ogni entità o forza soprannaturale ha la sua rappresentazione materiale nello aiyé. Gli orixás, o forze sopranntaturali che popolano l’orun, sono nello aiyé le forze elementali, le forze della natura».

 

 

«Da dove vengono gli orixàs dei Nago, Mae Divina?».

«Saravà, meus filhos de fé (salve, miei figli di fede). Nago è il termine con il quale sono conosciuti qui da noi gli Yoruba».

Yoruba è il termine, come risulta dal vocabolario del reverendo John Raban, con il quale si denomina una vasta regione comprendente cinque regioni: Oyò, Egbwa, Ibarupa, Ijebu, Ijexà. S.O. Biobaku riferisce che il termine yoruba si applica ad un gruppo linguistico di vari milioni di persone che avevano in comune lingua, tradizioni e cultura e che avevano la loro origine nella città di Ifé. Ai nostri giorni la regione degli Yoruba comprenderebbe la Nigeria, il Togo e il Dahomey. Essi hanno storie e miti che conferiscono una organizzazione unica e identica ai loro orixás.

Ci sono orixàs comuni per tutte le regioni, altri conosciuti solo in alcune zone. Questo si spiega per il fatto che il concetto di orixá era strettamente legato a quello di famiglia. Infatti, come ricorda Pierre Verger, «l’orixá era, in principio, un ancestrale divinizzato». Un ancestrale che aveva stabilito in vita un legame particolare con un determinato elemento della natura come l’acqua del mare o la foresta o i lampi e la tempesta ecc.

Quando egli morì, tutto quello che di lui era materiale venne bruciato e restò solo l’axé. L’axé è il potere dell’elemento in forma pura, immateriale, che si rende manifesta agli esseri umani quando viene incorporata da uno di loro. Nei loro rituali, gli Yoruba invocavano gli orixás perché prendessero possesso di uno di loro in modo che tutti i membri della tribù potessero conversarvi direttamente e beneficiare del loro axé.

 

Testo tratto da:

 

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