Il Culto degli Orishà: Yemanjà

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Yemanjà è nella tradizione religiosa del Candomblè e dell’Umbanda la Dea del Mare, il suo nome nell’antica lingua Yorubà è “Yeyè omo ejà” e significa “la madre i cui figli sono pesci”, è rappresentata con una veste azzurra e un mantello bianco, per l’appunto i colori del mare e della schiuma delle onde, ed è sincretizzata con la Vergine Maria (Nossa Senhora da Conceiçao).

Regna su tutte le creature marine, rappresenta la grande madre primordiale, l'acqua da cui nasce la vita, suoi colori sono l'azzurro, il verde e il bianco, le piacciono l'argento, i profumi e i fiori, doni che le vengono offerti il primo giorno dell'anno, frutta e pesce, il suo giorno è il sabato.

Yemanjà è l'energia della creazione e dell’evoluzione della vita, è la culla ancestrale, è il movimento profondo, lento e continuo delle maree, per questo è connessa anche alla Luna, altro simbolo femminile e materno.

Yemanjà porta con sé uno specchio, poiché un figlio si specchia sempre negli occhi della madre, ma anche perché l’acqua del mare è il più grande specchio che esista sul nostro pianeta in cui si riflette la Luce del Padre Divino Oxalà.

 

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Dopo che Oshum ha completato lo sviluppo dell'embrione e del feto, Yemanjà è presente al momento del parto per tenere la testa del bambino e aiutarlo a nascere, è lei che genera l'Orì, cioè la testa, la capacità di pensare e vivere come esseri raziocinanti, per questo è chiamata anche Iyà Orì, ossia madre della testa.

Yemanjà è la Madre Divina che ha dato origine a tutte le creature viventi, a lei è consegnato l’AXE’ (Energia, Potere) di dare la vita e di nutrire, di amare e proteggere i figli, di guidarli, educarli, portarli a rivelare e ad esprimere le loro potenzialità.

Yemanjà è certamente la divinità più amata nel Candomblè e nell’Umbanda: il 31 Dicembre in Brasile milioni di persone si riuniscono sulle spiagge dell'oceano per offrirle doni: piccole barche cariche di fiori, specchi, profumi solcano le onde per raggiungere la sua dimora marina.

Yemanjà è la pietà e la compassione, regge l'amore materno, ma è anche la protettrice della famiglia e delle relazioni fra i congiunti, fra gli amici e in generale di tutti coloro che vivono sotto uno stesso tetto, è quindi la protettrice delle comunità.

 

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Yemanjà è anche la pena dell'abbandono e la speranza del ritorno, è la solitudine della madre quando i figli se ne vanno dalla casa, è la preoccupazione delle mogli quando i mariti, marinai o pescatori, partono con le loro barche. Yemanjà è la Stella Maris che protegge i naviganti.

Yemanjà è anche il dolore della madre, il parto, l’allattamento, il sacrificio per i figli, il pianto: in una delle leggende a lei dedicate si narra che fu lei a generare tutti gli Orishà, e dall’esplosione del suo ventre fu creato il mare.

Secondo un’altra leggenda Yemanjà ebbe tre figli, Eshù, Ogùn e Oshossi che una volta cresciuti se ne andarono ognuno per la sua strada lasciandola sola e disperata; Eshù (Il messaggero) voleva sperimentare i piaceri della terra, Oshossi (Il Cacciatore) voleva conoscere tutti i misteri, ed Ogun (Il Guerriero) voleva conquistare tutti regni .

Solo Eshù dopo qualche tempo fece ritorno, perché aveva soddisfatto ogni suo desiderio, a parte quello di giacere con la propria madre, e tentò di violentarla: Yemanjà cercò con tutte le sue forze di impedire questo atto incestuoso e nella lotta disperata che ne conseguì i seni di Yemanjà si lacerarono e insieme alle lacrime di dolore fu generato il mare.

 

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Inno a Yemanjà

 

Oh Rainha do Mar
Oh Rainha do Mar
Flor das aguas
Que vem là do mar
Pra purificar

O regina del Mare
O regina del Mare
Fiore delle acque
Che vien dal mare
per purificare

 

 

Articolo a cura di Akshara Umberto Carmignani

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